S T O R I A
Ivrea , la Citta' dei cavalli
La città di Ivrea affonda le proprie origini al tempo dell’Impero romano e Plinio ne fa risalire la nascita a un oracolo della
Sibilla Cumana che pronosticava una colonia ai piedi delle Alpi quale luogo di
educazione della gioventù all’esercizio delle discipline militari ed equestri.
Vallejo Patercolo annota la fondazione nall’anno 100 a.C., sotto Caio Mario. In
quell’occasione furono eretti l’anfiteatro tutt’ora visibile nei suoi resti e il
tempio dedicato al Sole dove ora sorge la cattedrale. La colonia, dotata di
proprie leggi e i cui abitanti erano considerati cittadini romani a tutti gli
effetti, fu arricchita con grandi scuderie, un acquedotto e un teatro. Plinio fa
derivare l’etimo del nome della città (EPOREDIA) dall’abilità dei suoi abitanti
nel maneggio dei cavalli, perché tra i Galli era diffuso l’appellativo di
Eporedici per contraddistinguere i più eccellenti domatori di equini. Molti
storici confermano l’interpretazione come stazione di carri equestri o mansione
di conduttori di carri, facendo risalire l’origine del termine all’idioma
gallico “epo”, al greco “ippo” e al latino “equo”, cioè cavallo, e “reda”, che
in gallico significa carro. La città si formò secondo i canoni dell’urbanistica
romana impostata sui cardi e decumani “città ortogonali” e si sviluppò tra le
colline ed il fiume Dora Baltea.
Nel Medioevo
Sin dall’Alto Medioevo Eporedia/Ivrea fu una città molto importante, infatti
fu sede di un ducato longobardo, poi contea di un regno franco che dominava,
oltre al Canavese, vasta parte del Piemonte e nel IX secolo divenne capitale
della Marca. Intorno all’anno mille la storia di Eporedia/Ivrea fu dominata da
due grandi personalità: Warmondo e Arduino. Warmondo fu nominato Vescovo nel 969
dall’Imperatore Ottone I e contribuì alla crescita culturale, religiosa ed
artistica della città. Arduino ne divenne Marchese nel 989, per essere
incoronato primo RE d’Italia nel 1002 a Pavia. Nel XII secolo Eporedia/Ivrea si
costituirà libero comune e nel 1313 passerà sotto il dominio dei Savoia. Nel
Medioevo la città era cinta da mura ed era divisa in tre zone chiamate terzieri.
Nella parte alta erano presenti i tre elementi fondamentali: Religioso con “la
Cattedrale”; Politico con “il palazzo del Comune” ed “il Castello” ed Economico
con “il mercato”. Nella parte alta della città, su uno dei colli che la chiudono
a nord e che sono separati dall’antico “Cardo maximus” della romana Eporedia,
dal 1027 circa sorge l’edificio chiamato “Palazzo della Credenza”. Non è certo
un edificio imponente, anche se lo si definisce come “Palazzo”, una costruzione
bassa in cotto di stile gotico. Al piano terreno si apre un breve porticato
formato da due archi a sesto acuto, ai successivi due piani poche finestre che,
con la struttura ne accentuano lo stile e l’epoca di costruzione. Tale edificio
è stato il luogo dell’ultima sede dei “b>CREDENDARI”. I "CREDENDARI”,
appartenevano ai vari rioni in cui era divisa la città, erano in numero massimo
di settanta e formavano una specie di senato, fra essi veniva eletto il
“Consiglio dei Sapienti”con l’incarico della stesura e della revisione degli
statuti, tre “Procuratori” per la tenuta dei registri contabili ed un
“Tesoriere” per la gestione delle spese. I “Credendari” erano il “governo” della
città e come tale detenevano poteri amministrativi e legislativi. Nell’agosto di
ogni anno tenevano una seduta speciale nella quale veniva eletto il “Podestà”,
egli durava in carica un solo anno, proveniva da altre località ed una volta
insediato deteneva poteri giudiziari. Si può quindi affermare che, rispetto
all’amministrazione comunale, si trovano nello stesso rapporto oggi
intercorrente fra i membri del Parlamento ed il Governo. I “Credendari”
partecipavano in forma ufficiale, alle principali manifestazioni cittadine
accompagnando il “Podestà”.